757 171. Alla Porziuncola, su un fico posto accanto
alla cella del Santo stava una cicala, che cantava frequentemente
con la soavità consueta. Un giorno il Padre, allungando
verso di lei la mano, la invitò dolcemente: «Sorella
mia cicala, vieni a me!». Come se comprendesse, subito
gli volò sulle mani, e Francesco le disse: «Canta,
sorella mia cicala, e loda con gioia il Signore tuo creatore!».
Essa obbedì senza indugio. Cominciò a cantare
e non cessò fino a quando l'uomo di Dio unì
la propria lode al suo canto, e le ordinò di ritornare
al suo posto. Qui rimase di continuo per otto giorni, come
se vi fosse legata. Quando il Padre scendeva dalla cella,
l'accarezzava sempre con le mani e le ordinava di cantare.
Ed essa era sempre pronta ad obbedire al suo comando.
«Diamo ormai licenza alla nostra sorella cicala - disse
un giorno Francesco ai suoi compagni - . Ci ha rallegrati
abbastanza fino ad ora con la sua lode: la nostra carne non
deve trovarvi un motivo di vanagloria». E subito avuta
la sua licenza, si allontanò e non si rivide più
in quel luogo.
Davanti a questi fatti, i frati rimanevano grandemente ammirati.